
Nella pratica clinica di matrice psicodinamica, siamo abituati a considerare il “setting” come lo spazio fisico e mentale in cui avviene l’incontro terapeutico. Tuttavia, la ricerca contemporanea ci invita a considerare un terzo elemento: il setting biologico. Esiste un dialogo costante tra la mente e il Sistema Nervoso Autonomo; spesso, il disagio che il paziente porta in seduta non trova parole perché è “scritto” in un linguaggio pre-verbale, fatto di attivazioni fisiologiche e tensioni profonde.
La Finestra di Tolleranza e la Teoria Polivagale
Secondo la Teoria Polivagale di Stephen Porges, il nostro sistema nervoso valuta costantemente la sicurezza dell’ambiente (neurocezione). Quando viviamo stati di ansia cronica o stress post-traumatico, la nostra “Finestra di Tolleranza” si restringe. In questo stato, la persona oscilla tra l’iper-attivazione (attacco/fuga) e l’ipo-attivazione (distacco/dissociazione).
Integrare lo yoga interocettivo nella psicoterapia significa fornire al paziente gli strumenti per ampliare questa finestra. Non si tratta di una “ginnastica”, ma di un intervento mirato sulla regolazione del nervo vago. Attraverso posture specifiche e una respirazione consapevole, lavoriamo per passare da uno stato di allerta a uno di sicurezza incarnata.
Lo Yoga come Mediatore del Cambiamento
Dal punto di vista psicodinamico, l’incapacità di regolare il proprio sistema nervoso si riflette nell’incapacità di tollerare i conflitti interni. Se il corpo è costantemente in emergenza, la riflessione analitica è impedita. L’uso del corpo nel mio approccio serve a stabilizzare la base biologica: una volta che il sistema nervoso è regolato, il paziente può finalmente “abitare” la propria esperienza e iniziare il processo di integrazione psichica.
