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Il trauma lascia tracce che il tempo, da solo, non può cancellare. Queste tracce non risiedono solo nella memoria narrativa, ma si depositano nella Corteccia Insulare, l’area del cervello deputata all’interocezione: la nostra capacità di percepire il corpo dall’interno. Chi ha vissuto esperienze traumatiche spesso impara a “disconnettersi” dal proprio corpo per non sentire il dolore o la minaccia che vi sono rimasti intrappolati.

L’Interocezione come Porta di Accesso 

L’obiettivo dello yoga interocettivo in ambito clinico è invertire questo processo di alienazione. Attraverso l’ascolto sottile del respiro e delle sensazioni propriocettive, aiutiamo il paziente a tornare a “sentire” il corpo come un luogo sicuro. Questo lavoro è propedeutico e complementare all’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Sinergia Clinica: EMDR e Yoga 

Mentre l’EMDR lavora sulla desensibilizzazione dei ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale, la pratica corporea interocettiva agisce sulla regolazione fisiologica in tempo reale. Questa sinergia permette di:

  1. Stabilizzare il paziente prima di affrontare materiale traumatico intenso.
  2. Integrare a livello somatico le nuove consapevolezze emerse durante la seduta.
  3. Rafforzare il Sé corporeo, riducendo i sintomi di depersonalizzazione e derealizzazione.

Abitare il trauma non significa dimenticarlo, ma integrare quelle tracce in un Sé più ampio e regolato, dove il corpo non è più un nemico da cui fuggire, ma la casa in cui tornare.


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